08 - 27 novembre 2014 | TANCREDI

Novembre 1964: TANCREDI | Novembre 2014: TANCREDI…50 anni di Galleria.

“Che potevamo fare dopo il liceo? Seguire l’istruzione fino alla laurea oppure realizzarci come tanti attraverso il lavoro e i suoi mestieri o le professioni che non sempre possiamo scegliere.

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Forse, quando le tante parole scambiate con Silvio Capra, ex compagno di scuola, hanno incominciato a diventare materia, è iniziato altro; così che dall’acquisizione di due opere di un artista di Mestre, Nino Ovan, ci siamo ritrovati ad aprire una galleria d’arte contemporanea, senza che dietro quell’azione ci fosse un progetto maturato nel tempo.
Credo sia per questo che non ho scelto io di fare il gallerista, piuttosto è il mestiere che mi ha scelto.
Era il 1964. Lasciai gli studi universitari prima ancora di iniziarli.
Nino in seguito ci presentò un giovane artista originario di Lendinara, Paolo Gioli.
Di grande personalità, istrione, durante quel primo incontro recitò versi del Ruzante. E’ uno tra i ricordi più vivi e cari degli inizi.
Ma più di tutto furono i bellissimi disegni, dei nudi molto grandi a pastello che acquistammo in quell’occasione, ad incoraggiare i nostri primi passi.
Dì lì a poco conoscemmo Roberto Masiero e, con la mia futura moglie Liliana che in seguito collaborò fattivamente nell’organizzazione delle mostre, realizzammo finalmente l’idea di aprire uno spazio espositivo. Scegliemmo una bella mansarda composta da tre locali nel centro di Mestre in un palazzetto storico di quattro piani, ahimè senza ascensore…

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L’Elefante! Quanti mi hanno chiesto la ragione della scelta di quel nome. Si trattava di un ex-libris scoperto per caso e raffigurante appunto un piccolo elefante, che apparteneva all’Architetto De Min. Ci piacque ed esso divenne il logo della galleria.
Il passo successivo riguardò la scelta dell’artista o degli artisti con cui inaugurare la prima mostra. Quelli erano anni assai fecondi, c’era fermento, entusiasmo, non mancavano le idee.
La linea naturalmente sarebbe stata quella del contemporaneo.
Jacques Kermoal, un simpatico intellettuale francese che soggiornava a Venezia, ci propose di inaugurare in maniera clamorosa: voleva farci affittare un elefante, pitturarlo di blu per ricordare Yves Klein mancato da poco e, collocando sul dorso dell’animale un gruppetto di artisti del Nouveau Réalisme francese, percorrere il Ponte della Libertà partendo da Venezia per arrivare presso la nuova sede a Mestre “sfondando” idealmente la porta d’ingresso.
L’euforia era alle stelle. Poi ragionammo. Innanzitutto dove lo trovavamo un elefante?
Conservo ancora un po’ di rimpianto per quella scelta non fatta; quell’ “elefante”sarebbe di certo in tutti i testi di storia dell’arte contemporanea.

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Tancredi era mancato nel settembre del 1964 e fu con un omaggio all’artista che decidemmo di cominciare.
Roberto Masiero iniziò a raccogliere le opere. Beatrice Monti e Somarè a Milano, i Cardazzo a Venezia furono i principali prestatori.
Nel novembre di quell’anno nacque l’Elefante!
Per non beneficiare di quella triste circostanza fu deciso che nessuna opera dovesse essere venduta.
Allora inedite, rividi in seguito quelle opere straordinarie esposte molte altre volte negli spazi pubblici e nelle fondazioni private. Tancredi rimane un punto di riferimento nella mia attività di gallerista e nella mia sensibilità di uomo.
Tra le mostre che seguirono con regolarità, ricordo in particolare quella di Heinz Mack e Nanda Vigo, due esponenti del Gruppo Zero, consacrato solo in tempi molto recenti dal pubblico e dalla critica. Il testo di presentazione del catalogo fu di Lucio Fontana. Ci fu naturalmente quella di Paolo Gioli e in seguito, la storica American Supermarket.
Per la prima volta in Europa dei ventenni, a Mestre, in uno spazio privato presentavano i più importanti rappresentanti della Pop Art americana!
La mostra fu quasi ignorata dal pubblico e dalla critica. La stampa ridicolizzò l’evento: “Una galleria privata espone polpette…” (Oldenburg!).
Proseguimmo l’attività a Mestre insieme a Silvio e a Roberto fino al 1966, poi continuai da solo.
Avvenne allora un incontro per me fondamentale, poiché ebbi la possibilità di essere intimamente vicino ad una delle personalità più incredibili e complesse, contraddittorie e coerenti della cultura contemporanea: Raymond Hains.
Iniziavano sempre con una cena le interminabili serate di (suoi) monologhi, estenuanti a volte. Progetti su progetti, destinati perlopiù a rimanere tali poiché con Raymond affrontare il concreto significava confrontarsi con l’impossibile. Peggio! Navigare in una tempesta. Quanti bellissimi ricordi. Amava il gran vino, il ben mangiare. Leggeva di tutto e non dormiva di notte. Realizzammo opere straordinarie.

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Nel 1966 decisi di trasferire la sede della galleria a Venezia, in campo San Provolo, vicino a San Zaccaria. L’ esposizione di Mestre, American Supermarket, mi diede una certa notorietà e la possibilità di conoscere persone importanti. Ileana Sonnabend, che era a conoscenza di quella mostra, mi propose di inaugurare la galleria con una prestigiosa esposizione sulla Pop Art.
L’ampio spazio fece da cornice a dei capolavori: La Vicky, i Sunrises e la Grande Esplosione di Lichtenstein; la Liz, i Flowers, l’Electric Chair, la Campbell Soup di Warhol; il grande dipinto Taxi di Rosenquist della collezione Panza di Biumo; la poltrona leopardata, un enorme cono di gelato, la Chantilly Meringue di Oldenburg; un grande Nudo Americano di Wesselmann che la polizia mi fece rimuovere perché considerato di oltraggio al pudore e poi Jim Dine…fu colore, allegria, folle trasgressione rispetto ai codici iconografici tradizionali. Venne Leo Castelli.
Pochi capirono l’importanza di quella mostra. Non vendetti nulla ma continuai.
E dunque realizzai la prima personale di Franco Vaccari, di nuovo Paolo Gioli, Gérard Deschamps, Tancredi, Franco Grignani, Eric Dietman, Claude Gilli, Pavlos e molte altre.
Terminai con la bellissima mostra di Raymond Hains La Biennale Eclatée che chiese due anni di lavoro. Era il 1968.
L’illusione di fare il gallerista senza cedere ai compromessi di un mercato che chiedeva altro mi convinsero di esser troppo in anticipo sui tempi. Hains, Tancredi, Fontana stesso e gli altri con i quali avevo cominciato e condiviso un percorso straordinario non interessavano quasi a nessuno. Era un momento difficile, ma sapevo che insuccesso non significava fallimento. A ventisei anni chiusi la galleria e utilizzai quell’ esperienza per un aspetto del mestiere che avevo, più per ingenuità che per presunzione, trascurato fin dall’inizio. Feci il mercante d’arte.”
….Segue in galleria.

Cesare Misserotti