22 marzo - 26 aprile 2014 | Gutai - Shozo Shimamoto

Gutai: testi, filmati, foto.
‘Shimamoto: opere su carta degli anni Cinquanta.’

Di taglio quasi solo documentario a parte alcune rare opere di Shimamoto, questa mostra testimonia la straordinaria forza poetica e creatrice di Gutai.
Attraverso i film, le immagini d’epoca, le dichiarazioni, lo vedremo creare con l’acqua, immergersi nella materia, esplorare il suono, vestirsi di luce, vestire lo spazio, illuminare la terra, attraversare una parete con il corpo, dipingere con i piedi. Effimero e fragile Gutai, non ha lasciato quasi nulla. Ma quel nulla è tutto. Voleva fare qualcosa che nessuno aveva mai realizzato prima, nel nome di una libertà artistica che, prima ancora, è libertà di pensiero. Ci restituisce l’uomo nel suo rapporto con la natura, con lo spazio che lo circonda, con il tempo; nella sua estensione con l’altro.

Gutai è “incarnazione” tra arte e vita.

Fu creato nel ’54 ma già nel ’51 sedici artisti aderirono al Gruppo fondato da Jiro Yoshihara.
Nel 1955, “The Experimental Outdoor Exhibition of Modern Art to Challange the Midsummer Sun” fu la prima esibizione all’aperto organizzata presso la città di Ashiya, non da Gutai, ma dal Ashiya City Art Association, diretta da Jiro Yoshihara.
Secondo i criteri stabiliti da un comitato di cui Yoshihara era presidente, lungo la riva del fiume Ashiya, nel vasto spazio di una pineta, si realizza “un nuovo esperimento nel mondo dell’arte che sarà collegato direttamente alla Terra e soggetto a fenomeni naturali come il sole, il vento e la pioggia; comprenderà opere che non sono in alcun modo basate su concezioni architettoniche”.
Negli anni successivi, le altre “Outdoor Gutai Art Exhibitions”.
Le mostre all’aperto rappresentano la libertà di sperimentare concretamente utilizzando tutti i mezzi possibili e, collocando le opere all’interno di uno spazio naturale che il vento, il sole o la pioggia modificano costantemente, questi artisti le restituiscono diverse, metafora di un pensiero flessibile che appartiene da sempre al mondo orientale. Bisogna andare alla matrice di quel pensiero per capire e soprattutto per abbandonare definitivamente i soliti paragoni e i soliti dubbi su chi sia nato prima, nel confronto con l’Occidente. Gutai significa “concreto”, ma non ha nulla a che fare con il Concretismo di stampo occidentale. Non è oggetto di analisi logica, ha un rapporto
diretto con i fatti, non si affida all’intelletto, parte dall’esperienza: secondo il pensiero Zen, la logica è paragonabile al “contorcersi di un’anguilla”.

Nel 1955 confluiscono nel Gruppo i 4 esponenti del “Gruppo Zero” – Zero significa Nulla – Saburo Murakami, Akira Kanayama, Atsuko Tanaka, Kazuo Shiraga, la cui ricerca riguardava lo spazio nella sua accezione di vacuità, essendo questa la “condizione di possibilità” data alla forma. Nello spazio infinito risiede la forza vitale che tutto accoglie e da cui emergono distintamente le sue parti.
Per Murakami “la naturalezza era l’unico significato consentito”. Le distinzioni, tanto care al pensiero occidentale, spariscono con la sintesi che quello orientale realizza nella dialettica tra spazio interno e spazio esterno, tra vuoto e pieno. L’immensa potenzialità di questo pensiero rende l’espressione artistica un luogo privilegiato di azione; così l’arte oltrepassa le categorie estetiche, coinvolge i sensi, agisce nella natura e interagisce con essa, con il corpo, con la materia, con il tempo vero, cioè vivente.