Amelia Etlinger. An American Original – Visual Poems from 1972 to 1983

S.t., tecnica mista su carta, 1976, misura variabile.

Amelia Etlinger (1933-1987): Uno spirito libero americano
Poesie Visive: dal 1972 al 1983

La maggior parte della poesia intende ravvivare il linguaggio.
Lo fa attraverso costrutti verbali dai significati stratificati. Ma cosa succede se il linguaggio da solo non è più uno strumento espressivo adeguato? Cosa succede se il linguaggio diventa un’arma usata per offuscare e controllare?
I gradi di protesta nella poesia visiva sono impliciti. Amelia Etlinger è una poetessa che ha scomposto e ricomposto il significato di parole selezionate riponendole all’interno di strutture sintattiche visive.

Quando io e June V. Rook la intervistammo nel 1975, Amelia ci disse: “Non mi importa più come sono le grandi poesie. Le parole scritte su una pagina sono prive di significato.”
All’epoca, non sapevo cosa pensare, se non fosse che sapevo che il lavoro di Amelia era audacemente femminile nei suoi concetti e nella sua esecuzione. La sua bellezza ha dato a me e a chi mi circondava, emozioni estetiche.

Come si è scoperto, Amelia ha anticipato le teorie femministe sulla natura oppressiva del linguaggio per le donne all’interno di una cultura convenzionalmente maschile. Inaspettatamente, era una poetessa a tempo pieno che viveva in un sobborgo di Albany, New York, con il marito contabile e tre figlie.
Amelia era una donna che ha incollata la frase “l’arte è nemica della poesia” sulla porta del suo frigorifero. Diversi affezionati hanno visitato il suo studio a Clifton Park tra cui: Mirella Bentivoglio, Mary Ellen Solt, Jean Brown e Paula Claire.

Ho passato la mia vita adulta a pensare come apparirebbe/sembrerebbe l’arte creata da una donna se riflettesse un punto di vista femminile senza antecedenti. Sono stata attratta dal lavoro di Amelia al fine di trovare queste risposte.

Sono stata presentata a Amelia da Mary Ellen Solt, autrice dell’antologia Concrete Poetry: A World View (1970).
Come redattrice di 13th Moon, una rivista letteraria femminista, volevo includere anche alcuni artisti sperimentali e scrissi a Mary Ellen Solt, che mi diede l’indirizzo di Amelia.
In risposta alla mia lettera, Amelia mi spedì un “packet poem”, (pacchetto contenente una poesia) simile a quelli che vi sono in questa mostra.

A differenza della maggior parte degli artisti della Poesia Concreta, Amelia non ebbe una formazione artistica. Fu autodidatta come il collagista Joseph Cornell (1903). Iniziò a scrivere poesie e racconti (tradizionali) verso la metà degli anni ’60 e, ispirandosi al lavoro di Edward Estlin Cummings, iniziò a concepire in maniera diversa le stesse parole e gli spazi che le circondano. Da quel momento, ha iniziato a inserire le parole all’interno di una creazione fisica. Poiché il nucleo del suo lavoro è l’uso del linguaggio, Amelia ha sempre insistito sul fatto che la sua opera era poesia e non arte. Sentiva che il linguaggio “stava morendo calpestato” e che il suo lavoro doveva evocare “LO STATO D’ANIMO SENTENDOSI IN CONNESSIONE CON LA PAROLA NEL MOMENTO DELLA SCRITTURA”.

A causa di questo dualismo contraddittorio, le sue opere resistono ad una classificazione poiché si collocano a metà tra poesia intesa come comunicazione verbale e al pari di opere tradizionalmente considerate come arte visiva. Sebbene influenzato dalle idee della Poesia Concreta, Poesia Visiva, Mail Art e Fluxus, il suo lavoro non si adattava ad alcuna di queste categorie al momento della creazione. Allo stesso modo, le sue sperimentazioni svolte durante la seconda ondata del Femminismo Americano, non entrano facilmente nella categoria di arte femminista come questa fu intesa nei primi anni ’70. Nondimeno, la sua opera comprendeva questi movimenti pur spingendosi oltre.

Mirella Bentivoglio, artista, storica, critica e curatrice ha sostenuto e promosso la poetica caratteristica di Amelia. Usando il suo linguaggio di fili, Amelia ha creato arazzi, assemblaggi di tessuti, libri d’artista, collages e pacchetti confezionati con poesie visive da spedire. L’intricata cucitura di Amelia con fili di seta è spesso ciò che tiene unite queste creazioni.

Mentre le sue opere da appendere sono state esposte a livello internazionale a partire dagli anni 1970, molte delle opere più originali di Amelia sono delle poesie (Mail Art) che lei spediva per posta ai suoi “amici nell’arte”, che si sono ispirati a vicenda in opere di collaborazione e di scambio. Una poesia di questo tipo appare sulla copertina del catalogo della mostra di Mirella di Poesia Visiva documentando la donazione di Mirella.

Così, siamo, onorati di mostrare esporre i poemi visivi inviati da Amelia a Mirella Bentivoglio dal 1972 al 1983 e un’opera da fissare a parete di medie dimensioni datata 1974 ed appartenente alla collezione di Ugo Carrega.
Questo Gallerista e esponente di poesia visiva ha organizzato due mostre dedicate alle opere di Amelia, nel 1974 e nel 1975. In mostra, inoltre, un meraviglioso arazzo stratificato che appartiene alla collezione di Mirella Bentivoglio. Tutti questi lavori si distinguono per il loro approccio multidimensionale al collage con parole e frammenti di queste nascoste all’interno.

Tutti i lavori di Amelia, mi colpiscono per la bellezza delle sue combinazioni di colori, trame, e tessuti. Lei avvolge parole quali amore, fiore, farfalla, rosa, all’interno di nuovi contesti, creando assemblaggi che affiancano pezzi di rete, broccati, foglie, semi, cellophane, garza, nastri, seta, raso e pizzo con carte comuni e non comuni. Nel mondo di Amelia, le sue parole e quelle del suo corrispondente subiscono una trasformazione. Queste poesie epistolari sono improvvisazioni tessute su materiali selezionati in un processo creativo che Amelia descrive come “non c’è tempo per far pipì”.

È stata un’esperienza incredibile ricevere un flusso di poesie visive uniche di Amelia. Nel tempo, la poesia che ricevi diventa tanto parte di te quanto un’opera creata da Amelia. Da destinatario, puoi scegliere di tenere la poesia chiusa, o scegliere di aprirla e quindi passo per passo modificarla, distruggerla o scartarla. Quindi, le sue poesie sono concettuali e reali, linguistiche e quasi puramente visive. Sono progettate per invitare ad atti intimi di caos, distruzione e nuova creazione. A volte, il lavoro è così carico che sembra quasi operistico nelle sue programmate aperture drammatiche.

Sebbene fosse attivamente coinvolta nell’estetica della poesia di avanguardia, Amelia era una romantica che amava i cicli del mondo naturale. Spesso utilizzava elementi naturali, come parte delle sue creazioni, che raccoglieva dal suo giardino spesso con l’aiuto della sua famiglia. Le sue idee sulla poesia erano vicine alla definizione della buona poesia data da William Wordsworth: come “lo spontaneo emergere di sentimenti potenti.”

Nelle sue lettere Amelia spesso spiegava che raccoglieva una serie di materiali, compresi ritagli e coglieva l’impulso del suo momento creativo. I suoi lavori di maggiori dimensioni erano invece concepiti in maniera più metodica. Sia presso l’Università di Buffalo nella sezione Special Poetry Collection che alla New York Public Library vi sono progetti che dimostrano il suo procedimento.

Ellen Marie Helinka

La mostra è realizzata in collaborazione con la Galleria Osart di Milano. E’ inoltre accompagnata da un catalogo bilingue.

Si ringraziano Debora Laura, and Judith Etlinger, Ellen Marie Helinka e l’Università di Buffalo.