Alexis Hunter - Jo Spence

Alexis Hunter – Jo Spence | dal 26 ottobre al 14 dicembre 2013

Se la natura femminile crea un valore aggiunto alla vita, la pratica artistica al femminile produce codici visuali nuovi attingendo ad un universo in cui spazio interiore e corpo sociale sono tutt’uno.
Ciò che più colpisce è il coraggio che queste artiste esprimono; la convinzione che l’impegno quotidiano di cui si fanno carico assuma importanza nella grande forza creatrice di un linguaggio poetico che oltrepassa i confini dell’arte, in nome di una flessibilità del pensiero che appartiene da sempre al mondo delle donne.

La galleria l’Elefante presenta una mostra di opere di Alexis Hunter (1948 e Jo Spence (1934-1992), ‘due pioniere in campo artistico i cui lavori radicali degli anni Settanta e Ottanta hanno portato un rigore nuovo nel ritratto fotografico. Usando la macchina fotografica come strumento di azione democratica e il corpo come luogo enfaticamente politico, entrambe le artiste creano un gioco di ruoli, una struttura narrativa del discorso, una ri-evocazione che le porta a scrutare in maniera ludica la soggettività femminile, innovazioni che influenzeranno decisivamente le strategie artistiche delle generazioni future.

Alexis Hunter presenterà le Xerox, fotocopie colorate a mano, dalla fine degli anni Sessanta. Un esempio molto precoce di fotocopia a colori, Percezioni in tempi di crisi (1977) che ritrae una donna nell’atto di suicidarsi, fu esibito originariamente lo stesso anno e realizzato presso la ICA. Iniziando come pittrice e lavorando con diversi mezzi – dalla diapositiva 36mm alla fotocopia colorata su un rotolo di carta da disegno per esempio, oppure incollando, colorando e sottolineando carta di giornale – Alexis Hunter opera uno sfocamento manipolando l’immagine fotografica per esercitare un controllo sulla percezione e criticare gli stereotipi di genere.

Con Jo Spence le possibilità che la fotografia offre vanno ancora oltre, operando non solo sulle questioni di classe, potere e genere, ma specialmente su quelle di salute. Da questa prospettiva l’artista ha combattuto contro ogni forma di dominio. La mostra presenta una selezione di lavori di Fototerapia, fotografie che hanno avuto un ruolo importante nella sua battaglia contro il cancro al seno negli anni Ottanta. Queste immagini fotografiche mostrando il dramma personale che l’artista stava vivendo, offrono una via per fissare la memoria e riscattare il corpo dal meccanismo della medicina moderna. Jo Spence considera il suo lavoro una battaglia culturale, rivelando la dimensione politica di ciò che può invece sembrare un dramma privato. Le sue fotografie hanno sconvolto tutte le certezze dell’arte, utilizzando l’estetica amatoriale fotografica e focalizzandosi sul processo anziché sulla produzione, ponendo la sua figura anticonvenzionale al centro della scena. La cruda rappresentazione autobiografica e il rifiuto di nascondere la sua debolezza caratterizzarono, nella decade successiva, i lavori di Jenny Saville, Gillian Wearing e Tracy Emin.’

Richard Saltoun.

Frammenti di me stessa sono stati oggetto di controllo da parte di dottori, insegnanti, famiglia, istituzioni varie e mediatori fin da quando sono nata.
Vorrei essere coinvolta attivamente nello stesso processo…

Jo Spence

Alexis Hunter – Jo Spence | from 26 october to 14 december 2013

Galleria l’Elefante announces an exhibition of works by Alexis Hunter (1948 –) and Jo Spence (1934 – 1992), ‘two pioneering artists whose radical works from the ’70s and ’80s brought new rigour to photographic portraiture. Using the camera as an instrument of democratic action, and the body as an emphatically political site, both artists embraced role-play, storytelling and re-enactment to scrutinise female subjectivity playfully — innovations that would decisively influence the artistic strategies of future generations.

Hunter will display hand-coloured xeroxes from the late ’60s and a very early instance of colour xerox, Perceptions in Times of Crisis (1977), depicting a woman in the act of suicide, which was originally shown the same year it was made at the ICA. Starting out as a painter and working across media — from 36 mm slide to colour xerox on a role of cartridge paper, for instance; or collaging, colouring and captioning newsprint — Hunter blurred distinctions, literally handling the photographic image as a way of exerting control of perceptions and critiquing gender stereotypes.

For Spence, photographic empowerment went further still, capable not only of effecting issues of class, power and gender, but even, poignantly, of health; and from this perspective she fought against all forms of domination. The exhibition presents a selection of her Phototherapy works, photographs that assumed an important aspect of her battle with breast cancer through the ’80s. These images staged for the camera the personal trauma she was living through, offering a way to reframe memory and reclaim her body from the machinery of modern medicine. Spence considered her work to be ‘cultural sniping’, revealing the broader reach of what at first seems unsettlingly private. Her photographs flew in the face of all the givens in art, utilizing the aesthetic of the amateur snapshot, focusing on process rather than product and placing her own unconventional physique centre-stage. Their raw autobiographical reckoning and refusal to conceal weakness paved the way for works over a decade later by Jenny Saville, Gillian Wearing and Tracy Emin.’
Richard Saltoun.

Fragments of me have been controlled by doctors, teachers, family and various institution and mediators since my birth. I would like to be actively involved in the process too.

Jo Spence