Mari Munari e T | 27.4.2013 – 25.05.2013

[span style=”dropcap3″]L[/span]a prima volta che vidi un muro pulsante di Gianni Colombo pensai al fenomeno fisiologico del respiro che nel lento fluire muove l’aria e produce suoni: l’arte non più forma fissa, ma processo e paradigma di eventi umani e naturali di cui lo spettatore, attraverso la percezione, si fa testimone e attore.
Campo di possibilità, specchio in cui si riflette l’interazione tra la creatività dell’artista e l’estro di chi guarda, l’arte si apre.
Il Gruppo T nasce a Milano nel 1959 con Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi e Grazia Varisco.
Rimangono tra gli interpreti più importanti di una stagione culturale vivacissima che li supporta e li incoraggia. Infatti non sono i soli a voler manifestare a tutto tondo, questi creativi: attraverso le ricerche di Enzo Mari e di Bruno Munari che comprendono la grafica, l’architettura e il design, operano nella direzione di un’arte in divenire che, pur assimilando le esperienze passate, crea il nuovo.
T sta per tempo: posti di fronte alle mutazioni sensoriali dalla dinamicità e luminosità degli oggetti, si coglie l’importanza del tempo che tutto muta, dove tutto scorre, si muove.

Ogni aspetto della realtà, colore, forma, luce, spazi geometrici e tempo astronomico, è l’aspetto diverso del darsi dello SPAZIO_TEMPO o meglio: modi diversi di percepire il relazionarsi tra SPAZIO e TEMPO.
Consideriamo quindi la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione.
Da quando una realtà intesa in questi termini ha preso il posto, nella coscienza dell’uomo ( o solamente nella sua intuizione) di una realtà fissa e immutabile, noi ravvisiamo nelle arti una tendenza ad esprimere la realtà nei suoi termini di divenire.
Quindi considerando l’opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l’opera stessa sia in continua variazione.
Con questo noi non rifiutiamo la validità di mezzi quale colore, forma , luce, ecc. ma li ridimensioniamo immettendoli nell’opera nella situazione vera in cui li riconosciamo nella realtà, cioè in continua variazione che è l’effetto del loro relazionarsi reciproco.

Manifesto del gruppo T.